Archivio per Novembre 2006

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…Domani…

Novembre 14, 2006

Ma è bugiarda come l’orizzonte: più ti avvicini , più si allontana.
Il futuro è così, inganna da lontano e il tempo si traveste da sazio. Per smascherarlo ho costruito questo oggetto strano. L’orologio che divide con me questa stanza. L’unico che mi permette di misurare l’illusione che non sia più la musica ad andare a tempo, ma il tempo che va a musica.
Sarei potuto arrivare ovunque, ma non sarei mai riuscito a sbarcare da me stesso. I ricordi sono zavorra che pesa della quale, però, non ci si può liberare. Se li lasci cadere, hai l’impressione di salire in alto, ma, in realtà, è un altro quello che vola al tuo posto.
Mi sono chiesto tantre volte se ci fosse qualcuno all’ascolto. Se, da qualche parte, due occhi scrutassero questo lato della notte, se un dito indicasse nella mia direzione o un orecchio percepisse un suono, un segnale, un respiro lontano e indistinto come la voce del mare per chi si avvicina ad una conchiglia. Ma niente. Sono domande destinate a vagare senza risposta. Eppure non ho mai smesso di trasmettere. Nè mi arrendo all’idea che tornerà un tempo nel quale riscopriremo il bisogno e il gusto di incontrarsi.
Mentre guardio le foto e lascio scorrere le immagini che ho di lei, mi rendo conto che non è solo il ricordo che invecchia. Questo profilo che quasi fatico a riconoscere non è l’effetto della distanza o di una memoria che perde definizione e si mangia i dettagli. Domani invecchia, invecchia davvero. Lo so , lo sento ed evidentemente lo sentono anche queste immagini che cambiano, giorno dopo giorno, tra le mie mani. E’ come se lei mi volesse dire qualcosa. Volesse farmi capire chein questa asimmetria temporale, in questa deriva di anime che si allontanano, siamo destinati a diventare le sponde opposte di un oceano che non potremo mai più attraversare. Ascolto queste parole vorticare dentro di me e mi chiedo chi sarà la Domani che incontrerò, se mai mi capiterà di incontrarla. Qui, in questa immensa scatola di vetro che fa soffocare, in questo labirinto infinito, in questa continua partenza senza arrivo, mi rendo conto che Domani diventerà sempre più ieri e che non so più dove sia, nè che nome abbia il tempo nel quale poterla raggiungere per essere ancora insieme. Legando il palloncino, mi sono illuso si poter imprigionare il sogno,
senza pensare che il sogno nasce libero ed è lui che sceglie noi.
Possiamo farci la tela per i suoi pennelli, ma non ci è dato dipingere;
possiamo lasciarlo atterrare, ma non possiamo tracciare la rotta.
Deve essere libero di migrare e portare scompiglio in altri cuori e altre coscienze,
solo così corriamo il rischio di incontrarlo ancora e ritrovare il desiderio di partire.
Così credo di aver sciolto il nodo e lasciato che volasse via.
E, mentre lo guardo salire verso il tetto della notte, mi piace pensare che possa passare
anche davanti alla tua finestra a consegnarti questi pensieri disordinati
e la voglia di seguire la scia.
Chissà, forse, allora riusciremo a incontrarci ancora.
Dopo tutto, se anche tu vedi la stessa luna, vuol dire che non siamo poi così lontani…